Guerra agli zuccheri
- Parte 1
By: kataweb.it
Fonte: Agnese Codignola
Milioni di dollari investiti, per trovare la pillola delle meraviglie,
quella capace di aiutare i milioni di persone in sovrappeso nel
mondo ricco a buttare giù i chili di troppo. Le aziende farmaceutiche
lo sanno: chi la trova è il vero Paperone. Ma la pillola
non c'è. Anzi, nel novembre scorso, nel giro di poche settimane,
tre farmaci di belle speranze hanno fatto flop: il ribomanant di
Sanofi-Aventis, ritirato dal mercato; il farmaco in fase avanzata
di sperimentazione della Pfizer, accantonato; e lo sperimentale
taranabant, ritirato da Merck. E gli esperti che si affannano nuovamente
a dirci che l'unico modo per dimagrire è fare esercizio fisico
e mangiare poco e bene.
Già, ma cosa? Possibile che non ci sia una buona notizia
per chi ha chili di troppo? No, a ben guardare una buona notizia
c'è, ed è quella che ormai ispira molti libri di diete
proposte per il fai-da-te da guru e alimentaristi. La parola magica
è: Gi, che sta per indice glicemico. E la ratio è
semplice: per controllare il peso occorre scegliere oculatamente
la qualità e la quantità di ciò che si mangia
perché, più di qualunque altra cosa, incide non tanto
il numero di calorie che ingeriamo quanto la composizione delle
calorie medesime, e quella del cibo in generale. David Jenkins,
direttore del Risk Factor Modification Centre del Saint Michael
Hospital di Toronto, in Canada, è l'uomo che ha scoperto
l'indice glicemico ed è convinto che uno dei metodi più
efficaci per combattere il sovrappeso è quello che passa
proprio per il coefficente Gi degli alimenti. Di cosa si tratta?
In sintesi, l'indice glicemico rappresenta la capacità di
un certo alimento di innalzare il livello di glucosio nel sangue,
fenomeno dal quale dipende il buon funzionamento di tutto il metabolismo.
E, spiega Jenkins: "Se un alimento ha un basso indice glicemico,
la glicemia di chi se lo mangia si innalza in maniera graduale,
dando modo all'organismo di metabolizzare lo zucchero e di assimilarlo
in maniera corretta. Al contrario, se l'indice è alto il
corpo e, in particolare, il pancreas, subisce una specie di frustata
che lo porta a secernere grandi quantità di insulina in pochissimo
tempo: un meccanismo che, alla lunga, può causare gravi squilibri
fino alla resistenza allo stesso ormone, al diabete e all'obesità".
Detta così sembra facile: basta guardare l'indice glicemico
di un alimento, e regolarsi di conseguenza. Gli esperti ribadiscono
che una dieta fai da te è la via maestra per il saliscendi
della bilancia e delle conseguenti frustrazioni che, in molti casi,
portano dritto dritto al sovrappeso grave e all'obesità,
e consigliano sempre e comunque di farsi guidare da un nutrizionista.
Ma qualche idea per programmarsi una dieta Gi la danno: "Per
quanto riguarda la scelta del tipo di alimento, forse non molti
sanno, per esempio, che la farina integrale e quella bianca hanno
lo stesso indice glicemico, e si può quindi scegliere in
base al proprio gusto. Un alimento integrale dotato di un indice
davvero basso è piuttosto il pane nero che si usa in Alto
Adige, in Austria e in Germania, che contiene anche diversi semi",
spiega Jenkins. Pane nero allora, e poi pasta: la migliore è
quella italiana, fatta con il grano duro e cotta al dente, mentre
il pane e la pizza hanno un indice più alto. E ancora più
alto ce l'hanno le patate, che andrebbero mangiate solo bollite
e condite con olio di oliva e aceto, un'aggiunta che tiene l'indice
glicemico più basso, così come fanno alcune proteine
del siero del latte quali quelle contenute nella ricotta.
Continua
nella PARTE 2
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