La nicotina: una
reazione senza fine
La nicotina è una droga, crea dipendenza
ed assuefazione; per alcuni è un fatto noto e risaputo, per
molti altri no.
Ho posto la domanda Cosè la nicotina? a moltissimi
fumatori. Le risposte ricevute, la maggior parte delle volte, sono
state approssimative, incerte, abborracciate. In un caso mi fu addirittura
risposto che era una sostanza in grado di migliorare la respirazione!
In rarissime occasioni ho ricevuto risposte complete e soddisfacenti.
Ma non voglio disquisire sulla preparazione culturale delle persone.
Quel che mi interessa rilevare è che molti fumatori non sanno
cosa sia veramente la nicotina eppure ne inalano quantità industriali
nei polmoni, intossicando ogni singola cellula dellorganismo.
Non ti pare un po assurdo? È un po come chiedersi:
Cosè la mente?. Tutti hanno una mente ma,
nonostante ciò, la confusione è grande rispetto a questo
argomento. Le persone rispondono nei modi più disparati a tale
domanda! Anche i cosiddetti esperti, gli psichiatri per intenderci,
ne sanno ben poco: i risultati che ottengono con le loro terapie
lo dimostrano ampiamente. Peraltro, cè una forte analogia
tra le industrie del tabacco e le attività degli psichiatri:
anche questultimi raccontano menzogne. Dichiarano di sapere
quando in realtà non sanno, con lo scopo di vendere i loro
sistemi di cura, gli psicofarmaci in primis, ma anche
elettroshock, shock insulinici, psicochirurgia, lobotomie prefrontali,
camicie di forza, ecc. La storia della psichiatria è fitta
di insuccessi e pesanti critiche.
A prescindere da quanto è voluminoso il DSM (Diagnostic and
Statistical Manual of Mental Disorders, Manuale Diagnostico e Statistico
dei Disturbi Mentali), la Bibbia degli psichiatri, gli
effetti delle loro terapie sono spesso devastanti e letali.
Molti degli psicofarmaci che somministrano ai loro pazienti causano
fissazione, intontimento, apatia, aggressività, allucinazioni...
Gli psichiatri parlano, con forzata autorevolezza, delle malattie
mentali come di fenomeni causati da squilibri biochimici
del cervello, ma non hanno mai dimostrato la veridicità delle
loro affermazioni, né tanto meno adottata una formula chimica
che provi la fondatezza delle loro teorie. Quel che soprattutto non
vogliono ammettere (e si guardano bene dal dimostrare) sono i veri
squilibri causati dalle medicine che somministrano e dai trattamenti
che riservano ai loro clienti. Anche qui siamo in un ambito in cui
lo scontro è forte: autorevoli associazioni denunciano la psichiatria
definendola una pseudo-scienza, che fonda la propria attività
teorizzando e inventando malattie (ciò equivale a raccontar
bugie) allo scopo di creare, produrre e vendere psicofarmaci, coadiuvata
e sostenuta dai suoi cugini: le multinazionali del farmaco!
Approfittando dellignoranza delle persone spacciano per cura
la somministrazione di droghe sintetiche pericolosissime e anche qui,
altra analogia, i giovani e giovanissimi (soprattutto bambini .) sono
di questi tempi i bersagli principali delle loro campagne di marketing.
Per questi motivi, desidero darti un suggerimento: se assumi psicofarmaci
o conosci qualcuno che li prende, documentati bene perché come
i produttori di tabacco anche quelli di psicofarmaci, e soprattutto
coloro che li prescrivono, hanno la tendenza a non dire tutta la verità
sugli effetti e sullassuefazione che alcuni di questi creano.
È un aspetto da non sottovalutare considerando che diversi
psicofarmaci moderni hanno tremendi effetti collaterali.
Tra questi: tendenza al suicidio, comportamenti maniacali e autolesionistici.
. Infine, esaurendo largomento, vorrei ancora puntualizzare
che le attività e le cure degli psichiatri non
sono mai state avvalorate da veri risultati, a dimostrazione che brancolano
nel buio, facendo credere a tutti di essere degli esperti. Molti medici
stimati (alcuni dei quali psichiatri) affermano infatti di saperne
quanto luomo comune su come funzioni la mente, e ammettono che
dietro la psichiatria esistono enormi interessi economici: proprio
come accadde, fin dallinizio, per la vendita del tabacco. Con
questa breve digressione ho voluto sottolineare che, nonostante fumare
sia ritenuto da molti un'attività ricreativa e assumere psicofarmaci
un'attività curativa, hanno tra loro molti fattori comuni.
Ritornando alla nicotina, questa sostanza è responsabile della
dipendenza, e poiché è anche nociva e tossica si parla
di tossicodipendenza e non semplicemente di dipendenza.
La nicotina è una sostanza presente in tutte le parti nella
pianta del tabacco, ma concentrata in particolar modo nelle foglie
(0,5-5% a foglia essiccata). È classificata in farmacologia
come stupefacente ed è usata in agricoltura in vari insetticidi.
Questa droga è così potente che una goccia iniettata
in vena è sufficiente per provocare la morte istantanea. Assunta
a basse concentrazioni, essendo un eccitante cellulare, genera prima
un effetto stimolante e poi di rilassamento, dando quella leggera
sensazione di benessere e di riduzione della tensione e dellansia.
Accresce inoltre lattenzione e la memoria in quanto tonico del
sistema nervoso simpatico. Tutti questi effetti sono ovviamente artificiali
e transitori. Quel che non è transitorio, nella stragrande
maggioranza dei casi, è la dipendenza che crea con lassunzione
anche di basse quantità. Non appena è inalata entra
nel circolo sanguigno attraverso i polmoni e, grazie a questo, giunge
al cervello per via della la sua capacità di attraversare la
barriera ematoencefalica. Qui agisce sui recettori nervosi portando
allaumento della produzione di un ormone stimolante: ladrenalina.
Gli effetti negativi dovuti allassunzione regolare e continua
della nicotina, sono assicurati a tutto lorganismo e, in modo
particolare, ne sono interessate le vie respiratorie, lapparato
gastrointestinale e cardiovascolare. La nicotina contribuisce ad aumentare
il grasso nel sangue ed ha un effetto vasocostrittore. Eleva, in tal
modo, la pressione sanguigna e causa inevitabilmente laumento
del battito cardiaco determinando, a lungo andare, un eccessivo affaticamento
del cuore. Inoltre, può determinare gravi problemi polmonari
e allapparato respiratorio, provocare ulcere, cefalee, ridurre
lattività sessuale ed attenuare o peggiorare vista e
memoria.
Nonostante tutti questi effetti negativi, la nicotina, tra le sostanze
che inali fumando, è una delle meno pericolose. Quando fumi
una sigaretta, grazie anche alla combustione del tabacco, introduci
nei tuoi polmoni oltre 3500 sostanze tossiche. La nicotina, di per
sé, non è classificata tra le sostanze cancerogene.
Il suo vero potere sta nel creare dipendenza con unazione molto
rapida: bastano a volte una o due sigarette. La dipendenza si manifesta
con lastinenza, ovvero con la necessità forzata di fumare
unaltra sigaretta dopo aver consumato la precedente. Lastinenza
varia dintensità da individuo ad individuo. Il meccanismo
è semplice. La persona fuma una sigaretta e questa produce
i suoi effetti. Subentra una sensazione di benessere e
di rilassatezza: ma è una condizione artificiale e transitoria,
lo voglio ricordare. Finito di fumare, lindividuo ha fatto
il pieno ed è soddisfatto: può stare tranquillo
un po di tempo poiché nel suo corpo e nel cervello entra
in circolo la nicotina. Quando però lorganismo espelle
la sostanza, leffetto svanisce. Qui inizia lastinenza
che, come abbiamo detto, a seconda dei casi ha unintensità
variabile. Cè chi tra una sigaretta e laltra riesce
a concedersi tranquillamente una pausa di cinque, sei ore, chi invece
non può stare più di cinque minuti senza fumare. Leffetto
della nicotina si affievolisce e così la persona inizia a diventare
irrequieta e nervosa; mentre lattività di questo stupefacente
svanisce, cresce di pari passo la voglia di fumare. Il fumatore, a
questo punto, è palesemente tormentato. Prende una sigaretta
e ricomincia a fumare. I sintomi dellastinenza scompaiono dopo
pochi secondi, cedendo il posto ad una momentanea e provvisoria tranquillità.
La sensazione di piacere e di rilassatezza nasce proprio da questultima
fase. Accendendosi la sigaretta, la persona ha colmato quel vuoto
creatosi a causa della riduzione delleffetto nicotina.
Questo vuoto genera varie reazioni: nervosismo, rabbia,
tremore, panico, malessere fisico, depressione, ostilità, irrequietezza
e, in alcuni casi, apatia. Nei casi più gravi il fumatore sperimenta
lastinenza subito dopo aver spento lultima sigaretta:
cessato leffetto della nicotina, il corpo ormai drogato pretende,
dopo pochi secondi o minuti, unaltra dose in una reazione senza
fine.
Generalmente, chi fuma si accorge presto che la sigaretta ha un certo
potere sulla sua volontà. Comprende che accenderne una dopo
laltra non deriva da una normale necessità di piacere
o di rilassamento. Ma il momento in cui il fumatore realizza a pieno
di essere veramente dipendente è quando tenta di smettere.
Qui si accorge che il rotolino di carta ha una propria forza
che lo obbliga a fumare contro le sue intenzioni.
LASTINENZA E LA SUA INTENSITÀ SONO IN RAPPORTO DIRETTO
CON IL GRADO DI DIPENDENZA.
Non tutti i fumatori sperimentano lastinenza nello stesso modo;
mentre per alcuni è facilmente sopportabile, per altri non
lo è per nulla in quanto crea vere e proprie crisi che portano,
chi si trova momentaneamente nellimpossibilità di fumare,
a vivere momenti di angoscia, nervosismo, irrequietezza ed apatia.
Ho conosciuto, ad esempio, fumatori che non prendevano laereo
perché incapaci di stare troppe ore senza fumare.
La dipendenza da tabacco è una malattia e classificandola come
tale non si fa altro che progredire verso la verità, opponendosi
nettamente a quanto si sosteneva in passato, quando molti la consideravano
una semplice abitudine.
Uno degli aspetti su cui è bene riflettere riguarda lassuefazione.
Quando consumi tabacco lorganismo sviluppa nel tempo una tolleranza
al fumo: per ottenere gli stessi effetti dovrai inevitabilmente aumentare
gradualmente la dose. Ogni volta che leffetto della nicotina
svanisce, è segnalata al cervello la necessità
di averne altra perché senza lorganismo tornerà
gradualmente a manifestare tutti i disagi e i sintomi da carenza.
Ma sigaretta dopo sigaretta, il complesso psico-fisico (mente-corpo)
raggiunge una condizione di normalità ed arriva
a non essere totalmente appagato. Qui il fumatore, spesso senza rendersene
conto, comincia a fumare di più aumentando i dosaggi di nicotina,
per soddisfare le richieste dellorganismo assuefatto.
LASSUEFAZIONE CONDUCE IN DEFINITIVA AD UN AUMENTO PROGRESSIVO
DEL CONSUMO DI NICOTINA!
Ma poiché la sigaretta contiene migliaia di altre sostanze
nocive, alcune delle quali cancerogene, la persona introduce in sé
quantità sempre maggiori di sostanze tossiche.
Sebbene le bugie divulgate dalle industrie del tabacco e la leggerezza
con cui abbiamo cominciato a fumare, unita alla nostra ignoranza,
sono stati gli elementi che hanno costruito la trappola, la nicotina
è responsabile della permanenza nella trappola e la causa della
schiavitù. Dunque, le persone non fumano per piacere o per
rilassarsi. Fumano perché indotte, contro la loro volontà,
dalla nicotina a riempire quel vuoto che si manifesta
con sensazioni di malessere. Il piacere o il rilassamento
che provano i fumatori è dovuto solo al fatto di riuscire,
fumando, a placare lo stato dirrequietezza e di agitazione.
Le persone che si sono portate troppo avanti con il vizio del fumo,
devono consumare una sigaretta dietro laltra per poter stare
in una condizione di apparente normalità. Ma neanche in questa
situazione un fumatore può veramente godersi un po di
vera serenità: è costantemente impegnato a fumare e
a dover far fronte allastinenza continua. Le sue giornate sono
ben lungi dallessere piacevoli o rilassanti. Se non sei ancora
in questa condizione non sottovalutare la pericolosa possibilità
di poterci cadere: qualche evento spiacevole o di particolare stress,
può portarti a fumare più sigarette con la conseguenza
che ti ritrovi maggiormente dipendente, maggiormente assuefatto e
maggiormente intossicato.
La nicotina che è inalata attraverso il fumo di sigaretta,
è un nemico pericolosissimo e prima te ne disfi prima uscirai
da questa spirale discendente che porta, non poche volte, a gravissime
conseguenze. Quel che si deve fare è trovare il modo di gestire
lastinenza che in alcuni casi è lieve e facilmente superabile,
in altri purtroppo no.
Ricordo che un giorno andai a prendere un caffè in un bar nel
centro di Torino. Notai che il gestore aveva una sigaretta accesa,
ma non potendo fumare allinterno del locale, tra un caffè
e laltro che doveva preparare ai clienti, era costretto a fare
avanti e indietro tra la macchina del caffè e lesterno
del locale. Quando lo vidi per un attimo fermo dietro il bancone,
ne approfittai per chiedergli se aveva mai provato a smettere di fumare.
Mi rispose che aveva tentato molte volte senza successo e che si era
ormai rassegnato. Lo incalzai ponendogli altre domande ma, mentre
mi parlava, notai che era agitato e che guardava continuamente in
direzione della porta duscita dove la sua sigaretta poggiava
accesa su un portacenere. Mi disse che per lui era impossibile smettere
e che, proprio mentre parlava con me, stava fremendo dal desiderio
di andare fuori a riprendere in mano la sigaretta. Io lo invitai ad
andare a fumare e ci andò di corsa. Un attimo prima mi spiegò
che, secondo lui, per uscire dal vizio sarebbe dovuto andare in
quei centri per tossici. Era vistosamente nervoso ma, ripresa
in mano la sigaretta, bastarono poche boccate per riportarlo in una
condizione di quasi normalità.
Ho raccontato questepisodio per dirti che non è poi così
stupido quello che il gestore del bar mi disse in merito al fatto
di andare in quei centri per tossici. Non tutti devono
ricorrere a soluzioni così drastiche, ma ogni soluzione deve
essere presa in considerazione pur di uscire dal vortice della dipendenza
da nicotina.
Molte persone, quando smettono di fumare, vivono lastinenza
come un lieve desiderio persistente di un qualcosa, desiderio facilmente
sopportabile. Altri invece lo vivono come una propria e vera tortura,
insostenibile ed insopportabile. In molti casi il fumatore deve toccare
veramente il fondo prima di poter abbandonare il vizio del fumo. Molte
volte non è sufficiente nemmeno questo. Ma una malattia abbastanza
seria e la paura di peggiorare, è in molti casi uno dei motivi
che spinge la persona a smettere.
Anche di fronte a situazioni gravi i comportamenti umani cambiano.
Ho conosciuto due signori anziani, entrambi fumatori e con problemi
renali, prossimi a ricorrere alla dialisi qualora la loro condizione
non fosse migliorata. Il primo smise di fumare, riuscì a seguire
una precisa dieta e, seguendo altre indicazioni del medico, evitò
la dialisi rimanendo in un discreto stato di salute. Il secondo, invece,
non smise mai di fumare. Risultato: dialisi e nonostante ciò
continuò a consumare le sue belle sigarette. Non
sto affermando con certezza che laggravamento dello stato di
questultima persona è attribuibile al fumo. Probabilmente
sì. Sto solo annotando che gli atteggiamenti e le risposte
ai problemi degli esseri umani, sono molto diverse anche di fronte
a situazioni di estremo pericolo. Ci si deve liberare dalla nicotina
e dai suoi effetti nocivi e deleteri. Il problema è come.
(Continua nel libro)
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