La ragione di
tutto questo
Se il fumo di sigaretta è nocivo, se
la nicotina è una droga e causa dipendenza, se al consumo di
tabacco sono attribuibili centinaia di migliaia di morti ogni anno
e se altrettante persone cadono ammalate di patologie gravi, perché
si vendono ancora le sigarette?
Per le autorità preposte alla tutela della salute delle persone,
il fenomeno fumo non è un problema di facile ed immediata soluzione.
Ma mentre organismi sanitari, governi e associazioni che difendono
i consumatori stanno facendo qualcosa nel tentativo di limitare il
raggio dazione dei produttori di sigarette, questi producono,
pubblicizzano e vendono i loro prodotti con un solo obiettivo: fare
soldi, business, interessi economici. Ed è sempre stato così.
Le multinazionali del tabacco avevano informazioni circa la dipendenza
e lassuefazione già agli inizi del secolo scorso, ma
non sono mai state trasparenti e si sono ben guardate dal rivelare
dati e notizie che avrebbero fatto crollare le vendite o, meglio,
non le avrebbero fatte nemmeno decollare e raggiungere i livelli di
oggi. Cè da chiedersi cosa sarebbe veramente successo
ai fabbricanti di sigarette se avessero detto subito: I nostri
prodotti sono buoni, ma fate attenzione perché contengono una
droga che crea dipendenza e molte sostanze tossiche capaci di danneggiare
il vostro organismo.
Se avessero esordito con le informazioni che troviamo oggi sui pacchetti
di sigarette, è probabile che i governi ne avrebbero proibita
la vendita! Se sin dallinizio avessero avvisato i consumatori
sugli effetti del fumo da tabacco e su tutto quel che si trova nel
piccolo rotolino di carta, con lelenco delle sostanze che una
persona inala fumando una sigaretta, come si fa ad esempio con i farmaci,
il loro successo non sarebbe stato così ampio e non avrebbero
coinvolto quasi un terzo di mondo in quello che molti oggi definiscono
una vera e propria pandemia. Le multinazionali si sono sempre ben
guardate dal diffondere informazioni sui reali effetti del fumo, omettendo
di dire verità scomode che avrebbero sicuramente leso i loro
interessi. In materia di pubblicità e di marketing, le strategie
messe in campo dalle industrie del tabacco negli ultimi settantanni,
sono state a dir poco spregiudicate, ingannevoli e dirette unicamente
a convincere chiunque che il fumo non è nocivo, che consumare
tabacco è piacevole, che la sigaretta è una dolce compagna
di vita, che fumare è da vincenti. Le industrie del tabacco,
ben sapendo che questa sostanza creava dipendenza in pochissimo tempo
(il più delle volte è sufficiente una sigaretta), non
hanno avuto difficoltà a diffondere i loro prodotti ed a conquistare
clienti in ogni area geografica del pianeta. Bastava trovare il modo
per indurre una persona a provare una sola sigaretta per farla diventare,
nell' 80% dei casi, un cliente per molti anni a venire.
Dal 1920 al 1960 alcuni dei loro principali canali di promozione e
pubblicità sono state le riviste medico-scientifiche, alcune
delle quali molto prestigiose come il Journal of the American Medical
Association ed il British Medical Journal. Pare che i prediletti e
primari clienti delle industrie del tabacco fossero proprio medici
e paramedici per una semplice ragione: un medico fumatore era il miglior
biglietto da visita che potessero avere. I produttori di sigarette
potevano così contare su figure autorevoli e molto considerate
per rassicurare la gente. Le persone vedevano un medico fumare e pensavano:
Se fuma lui posso stare tranquillo. Se la sigaretta facesse
male, un medico lo saprebbe e non fumerebbe. Una pratica spudorata
usata per molti anni è stata quella di fornire gratuitamente
sigarette durante convegni e congressi. La distribuzione gratuita
era fatta anche allinterno delle sale dattesa di molti
studi medici. Ancora oggi regalare sigarette è una pratica
molto usata: alcuni fabbricanti le distribuiscono gratuitamente nelle
discoteche e durante importanti manifestazioni e feste cittadine.
Ma la pubblicità delle sigarette è qualcosa che, storicamente,
troviamo intimamente connessa con le produzioni cinematografiche e
con personaggi e attori famosi e carismatici.
Una forte denuncia, in questo senso, arriva dagli Stati Uniti da un
signore di nome Stanton Glantz, noto per le sue battaglie contro le
multinazionali del tabacco e autore del libro The cigarette
papers scritto nel 1994 dopo che un dipendente della Philip
Morris depositò, davanti alla porta di casa di Glantz, fascicoli
e documenti riservati molto compromettenti. Stanton Glantz, denuncia
come le sigarette siano ritornate con gran forza a popolare le scene
dei film di questi anni. Luso della pubblicità delle
sigarette nei film risale agli anni 50, quando alcune delle
più grandi industrie del tabacco iniziarono a finanziare le
majors di Hollywood affinché attori famosi, nelle scene dei
film, tenessero i loro prodotti ben in vista. Nel 1998 questa pratica
fu vietata e in ben 46 stati americani fu sancito il divieto di finanziare
gli studi cinematografici in cambio di pubblicità occulta.
Nonostante ciò, Stanton Glantz è recentemente tornato
a denunciare come la presenza delle sigarette nei film sia in aumento
e come queste pubblicità siano particolarmente indirizzate
ad un pubblico di adolescenti.
Oggi lo scontro è forte e le industrie del tabacco sono costantemente
sotto esame da parte di organismi statali: questo è perfettamente
legittimo poiché, in passato, hanno nascosto allopinione
pubblica i pericoli del tabacco, negando ai fumatori notizie importantissime
e omettendo dinformare la gente che la nicotina è una
droga.
Una delle strategie recenti dei produttori di sigarette, per assicurarsi
nuovi clienti e mantenere quelli già acquisiti, è stata
quella di trattare chimicamente il tabacco allo scopo di elevare la
quantità di nicotina presente nelle sigarette. Laumento
percentuale di questa droga ha avuto ovviamente un duplice effetto:
accrescere la dipendenza da fumo e, conseguentemente, recare un maggior
danno fisico e psichico alle persone. Questoperazione non poteva
però non costare alle compagnie del tabacco un maggior controllo
da parte delle strutture sanitarie statali.
Quindi, non stupirti se abbandonare il vizio del fumo è notoriamente
difficile e se alcuni dei tuoi tentativi di smettere sono andati a
vuoto.
(Continua nel libro)
http://www.direaddioalfumo.it
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